LA FORMAZIONE PRESSO I TOSCANI
La critica antica e moderna ha evidenziato il ruolo fondamentale svolto dagli artisti toscani, attivi a Roma tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, nella formazione del giovane Berrettini soprattutto per l'importanza da essi attribuita al disegno.
Giunto a Roma nel 1611 dalla natia Cortona al seguito del pittore fiorentino Andrea Commodi (1560 - 1638), passò poi alla scuola di Baccio Ciarpi (1574 - 1654), figura di secondo piano che contribuì in modo incisivo alla sua prima educazione.
Ma fondamentale fu l'impatto con Ludovico Cardi detto il Cigoli (1538 - 1613), massimo esponente della pittura toscana a Roma, grande disegnatore
Dai pastelli del Barocci (1535 - 1612), il più grande temperamento del tardo cinquecento italiano il Cortona sembra aver desunto cene morbidezze epidermiche ed un'attenzione agri "affetti" che caratterizzerà la sua successiva produzione, sia pittorica che disegnativa.
Minor impatto sulla sua formazione ebbero artisti come Agostino Ciampelli (1565 - 1630), al quale il giovane Cortona si affiancherà nella navata di Santa Bibiana, per non parlare di Jacopo da Empoli (1554 - 1640), mai allontanatosi da Firenze, ma la cui grafica presenta affinità sorprendenti con quella di Pietro.

UN GIOVE PER IL "DE FLORUM CULTURA "
Con gli anni Trenta inizia uno straordinario momento di progresso qualitativo per, l'editoria romana, sotto il generale impulso dell'ambiente intellettuale sorto attorno alla come del papa regnante, Urbano VITI Barberini (1623 . 1644).
La cultura "barberina" unisce ad una polimorfica curiosità per la conoscenza dei fenomeni della natura, così come per la storia e per le testimonianze del passato, un rinnovato gusto per le immagini e per l'ornato.
Anche i libri ricevono, secondo questa estetica, una cura artistica sontuosa ed un apparato di illustrazione conforme ai moderni stili pittorici. Sono i più celebri artisti della Roma di papa Urbano che forniscono ora i disegni per le incisioni, così da trasformare la sede della scrittura e della lettura in qualcosa di consimile ad una Galleria portatile.
Pietro da Cortona é il protagonista delle scene figurate del De Florum Cultura, trattato di floricoltura scritto dal dotto gesuita Giovanni Battista Ferrari, e pubblicato a Roma nel 1633, a spese del card. Francesco Barberini, raffinato intellettuale e Nepote del Pontefice. Cinque disegni del Cortona, assieme ad uno di Andrea Sacchi e di Guido Reni (nelle traduzioni in rame incise da Johann Friedrich Greuter e da Claude Mellan) illustrano favole mitologico-allegoriche disposte come intermezzi entro l'enciclopedica trattazione scientifica delle proprietà dei fiori e dei procedimenti per la loro coltura.

 

I CARTONI PER GLI ARAZZI BARBERINI
Il cardinale Francesco Barberini commissionò a Pietro da Cortona cinque cartoni preparatori per gli arazzi raffiguranti soggetti tratti dalla vita di Costantino: Costantino brucia le decretali, Costantino abbatte gli idoli, Costantino uccide il leone, la Battaglia navale, Apparizione della croce, tuttora conservati presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma, ad eccezione dell'ultimo soggetto documentato solo da un disegno.
Gli arazzi furono ideati per completare la serie tessuta su cartoni di Rubens, che il re di Francia Luigi XIII donò al cardinale Barberini durante la sua legazione a Parigi nel 1625.
L'esecuzione degli arazzi, documentata negli anni 1633 - 1634, farebbe datare la concezione dei cartoni agli inizi degli anni trenta; peraltro lo stile dell'esecuzione si concorda maggiormente con opere eseguite dal Cortona a metà del decennio precedente. La prevalenza degli elementi classici e la ripresa dall'antico erano peraltro richiesti dal tema, che viene svolto con l'ambientazione delle figure in spazi limitati da elementi architettonici e con la consueta opulenza nei particolari, ma in un momento stilistico che precede la svolta attuata nel salone Barberini.

 

PALAZZO BARBERINI
All'inizio degli anni trenta del Seicento Pietro da Cortona iniziò a progettare la più ambiziosa impresa decorativa del barocco romano: l'affresco della volta del salone di Palazzo Barberini raffigurante l'Allegoria della Divina Provvidenza, con evidente allusione alla celebrazione del papato di Urbano VIII Barberini.
Le prime impalcature furono erette nel 1631 e nel luglio dell'anno successivo il Berrettini cominciò a lavorare insieme ai suoi collaboratori Giovan Francesco Romanelli, Raffaello Bottalla e Pietro Paolo Baldini. Il lavoro proseguì fino all'inizio del 1637, quando fu interrotto per il noto viaggio dell'artista a Venezia, che comprese la sosta a Firenze con l'avvio della decorazione del ciclo di Palazzo Pitti. Rientrato a Roma nel dicembre dello stesso anno, Cortona apportò modifiche agli affreschi già compiuti della volta, distruggendone una parte, forse perchè non più rispondenti al suo gusto, oppure perchè eseguiti dagli allievi che in sua assenza avevano cospirato contro di lui.
L'intera volta fu terminata solo nel novembre del 1639, data nella quale é documentata la visita del pontefice Urbano VIII.
La complessa iconografia della volta suggerita da Francesco Bracciolini, letterato della corte del Barberini, si sviluppa nei quattro riquadri laterali e nella volta centrale, dove le figure librate in volo sfondano lo spazio con grande illusionismo barocco.
L'insieme si suddivide nelle seguenti scene:

  1. Lato lungo destro: Scienza e Minerva; la Castità che caccia gli amori lascivi; Siléno con l'asino.
  2. Lato lungo sinistro: Dignità, Prudenza e Potestà; la fucina di Vulcano; la Fama, la Pace e la Mansuetudine legano il Furore
  3. Lato corto: L'Abbondanza con Ercole che scaccia le Arpie
  4. Lato corto: Minerva caccia i Giganti
  5. Volta: La Divina Provvidenza attorniata dalle varie allegorie.

 

PIGNETO SACCHETTI
Questi due disegni del taccuino Odescalchi, già attribuiti dal Vitzthum a Pietro da Cortona, sono stati messi da Memz in relazione con la grotta e la loggia del Casino del Pigneto Sacchetti. Nulla oggi rimane di quello che fu il famoso Casino della villa suburbana, quasi un prototipo della tipologia della villa barocca, decorato, probabilmente a partire dal 1638, anche all'interno da affreschi dello stesso Cortona, oggi perduti, raffiguranti Storie di David.
Le notizie sulle vicende costruttive del Casino e sulle cause del precoce degrado sono scarse e contraddittorie, così come rimane ancora incerta la portata dell'intervento di Pietro da Cortona.
Recentemente sono state ipotizzate due fasi costruttive distinte del Casino, la prima tardo cinquecentesca e la seconda ad opera del Cortona che avrebbe addossato alle rigorose architetture già esistenti, un complesso apparato decorativo ricco di ariose logge e suggestivi ninfei, statue e giochi d'acqua. All'inizio di questo secolo erano ancora visibili una nicchia del ninfeo e alcuni frammenti di statue.
I due disegni, riuniti nel corso del restauro, risalirebbero all'inizio del primo intervento della villa, come é confermato dal fatto che uno dei due é il verso del foglio raffigurante la Lascivia, preparatorio per gli affreschi di Palazzo Barberini.

 

PALAZZO PITTI A FIRENZE
Nel luglio 1637, mentre era impegnato nella difficile progettazione della volta Barberini, Pietro da Cortona si recò a Firenze al seguito del cardinale Giulio Sacchettie lì, in un momento di grande felicità inventiva, dipinse in soli due anni per il granduca Ferdinando II de' Medici due riquadri nella Sala della Stufa a Palazzo Pitti, l'Età dell'Oro e l'Età dell'Argento.
Rientrato a Roma per ultimare l'impresa barberiniana, soltanto nel 1641 riuscì a tomare a Firenze per completare le altre due scene nella Sala della Stufa, l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro.
Subito dopo passò probabilmente a realizzare la decorazione delle altre sale del palazzo: il soffitto della Sala di Venere (1641 -1642), le lunette della Sala di Giove (1642 - 1644), la Sala di Marte (1644 - 1646), e infine la Sala di Apollo (1647), dove eseguì solo le scene principali dell'affresco della volta, che fu completato solamente nel 1659 dal suo fedele allievo Ciro Ferri, inviato da Roma vari anni dopo a seguito delle insistenze del Granduca.
Ferri, dopo aver ultimato la Sala di Apollo (1659 - 1661), affrescò da solo tutta la Sala di Saturno (1663 - 1665), mantenendosi sempre molto affine allo stile del maestro.

 

URBANO VIII VISITA LA CHIESA DI SS. LUCA E MARTINA
Il disegno commemora la visita ufficiale di Urbano VIII Barberini, documentata al 28 novembre 1635, nella chiesa superiore dei Santi Luca e Martina, eretta per l'Accademia di San Luca su progetto di Pietro da Cortona. Il pontefice appare inginocchiato davanti all'altare insieme ai cardinali del suo seguito.
Il foglio però non sembra eseguito a documento dell'evento, perché lo stile più maturo del disegno, estremamente pittorico, consente una datazione agli anni quaranta.

 

ALLEGORIA DI ALESSANDRO VII
Il disegno documenta il primo schizzo preparatorio di Pietro da Cortona per l'incisione realizzata da Giuseppe Testana (1648 - 1679) raffigurante l'Allegoda di Alessandro VII, databile per motivi stilistici al periodo più tardo di Cortona. Il progetto definitivo per la traduzione incisa fu realizzato dal suo allievo Ciro Ferri, come segnato in margine alla stampa.

 

TRIONFO DI MARCANTONIO COLONNA
Splendido modello preparatorio per l'incisione realizzata da Johann Friederich Greuter (1590/93 - 1662) raffigurante la glorificazione dell'ammiraglio Marcantonio Colonna, comandante della flotta pontificia e grande vincitore a Lepanto nel 1571.
Il disegno rappresenta una scena di trionfo marittimo, dichiaratamente ispirata all'antico.

 

CONVERSIONE DI SAN PAOLO
Negli ultimi anni della sua attività, Cortona eseguì studi preparatori e probabilmente un dipinto, già in collezione Ruffo, raffiguranti la conversione di San Paolo. I due disegni esposti documentano il processo grafico seguito dall'artista nella progettazione dell'opera. Non c'è pervenuto invece il dipinto, perché si deve sicuramente ad un suo allievo, forse Lazzaro Baldi, l'esecuzione della pala analoga conservata nel Museo Civico di Velletri

 

CIRO FERRI NEL TACCUINO
Ben settantacinque fogli del Taccuino Odescalchi sono opera di Ciro Ferri (Roma 1633 - 1689), il più fedele allievo di Pietro da Cortona, scelto per portare a termine le opere interrotte del maestro.
Le affinità stilistiche e tecniche dei due artisti, più volte sottolineate dalle fonti antiche e dalla critica moderna, emergono chiaramente dagli studi qui esposti, momenti di ricerca di una precisa formulazione linguistica.
Eppure proprio il confronto diretto dei disegni permette di evidenziare come il Ferri traduca il dinamismo vigoroso del Cortona in un linearismo calligrafico, estremamente elegante, ma che, tutto sommato, rimane in superficie.
I fogli documentano come Ciro Ferri, pur attenendosi con fedeltà esemplare alle idee compositive del Cortona, le rielaborò in schizzi di getto che hanno tuttavia le caratteristiche di soluzioni originali, esprimendo quindi nel linguaggio espressivo una propria individualità.
La notevole consistenza dei disegni del taccuino consente di ripercorrere tutta l'attività del Ferri, nella fase di primissima elaborazione progettuale: dalle imprese giovanili sino alla maturità, con una apertura non solo sulle imprese pittoriche, ma anche sulla progettazione di sculture e architetture, che vide impegnato l'artista nei suoi ultimi anni.

 

 

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