Le collezioni della Calcografia

La famiglia di stampatori-editori de' Rossi aveva raccolto gran parte delle lastre del Cinquecento provenienti dai più importanti stampatori presenti sul mercato romano quali il Lafrery, il Duchet, il van Aelst, l'Orlandi e avevano poi arricchito i loro fondi commissionando e acquistando le opere dei migliori incisori attivi nel XVII secolo. Per tutto il Seicento la stamperia de' Rossi svolse un'intensa attività editoriale, soprattutto ad opera di Gian Giacomo, non solo in Italia ma anche a livello europeo, dedicandosi inoltre alla produzione libraria di pregio, come testimoniano i volumi con il testo di Pietro Bellori e le incisioni di Pietro Santi Bartoli sulla Colonna Traiana e la Colonna Antonina, o la serie delle Antiche lucerne sepolcrali figurate.

Tra le diverse migliaia di lastre, quasi settemila, che andarono a formare il nucleo originario della Calcografia della Reverenda Camera Apostolica, vi erano le opere di incisori quali Marcantonio Raimondi, Marco Dente, Agostino Veneziano, il Maestro del Dado, Beatrizet, Bonasone, Giorgio Ghisi, Etienne Du Perac, Cornelis Cort, Agostino e Annibale Carracci, Federico Barocci, Jacques Callot e numerosi altri artisti italiani e stranieri. Accanto a quella che solitamente viene definita grafica d'invenzione, in cui ideazione ed esecuzione dell'opera sono interamente originali dell'artista, nel fondo de' Rossi vi era un cospicuo numero di stampe che traducevano nel bianco e nero dell'acquaforte o del bulino, le opere di artisti famosi. Erano così stati riprodotti i cicli di affreschi e pitture di Raffaello, Michelangelo, Carracci, Guercino, la statuaria antica con le serie del De Cavalleriis, del Perrier e del Thomassin, l'architettura e le vedute con le serie di Giovan Battista Falda e di Alessandro Specchi, le vestigia dell'antichità classica di Etienne Du Perac e le ricostruzioni dall'antico di Giacomo Lauro. Ma ancora molti altri soggetti erano rappresentati, quali la numismatica, la ritrattistica, l'anatomia, la glittica, le tavole per l'insegnamento del disegno, la geografia e topografia.

Nel corso del XVIII secolo si continuò ad incrementare la collezione sia con l'acquisto di fondi, tra cui le 120 lastre che riproducevano la collezione di medaglie antiche del cardinale Alessandro Albani e i 78 rami di Salvator Rosa, sia commissionando lastre sui principali monumenti e architetture romane agli incisori più famosi. Tra questi Giuseppe Vasi, che riprodusse numerosissime vedute di Roma, Giovanni Volpato, che trasse stampe dagli affreschi di Raffaello, Michelangelo, Guercino, e collaborò con un gruppo di incisori (Francesco Polanzani, Domenico Montaigù, Francesco Barbazza...) ad un'opera sulle basiliche e principali monumenti romani, su disegno di Francesco Pannini. Tra gli incisori che nel corso del secolo lavorarono per la Calcografia e dei quali ci sono pervenute le matrici, bisogna ricordare Francesco Bartolozzi, Domenico Cunego, Raffaello Morghen, Giuseppe Longhi, che si distinsero soprattutto per la traduzione di affreschi e pitture.

A compensare in piccola parte le ingenti perdite di lastre avvenute negli anni, contribuirono sia l'acquisto di alcuni fondi, quali i rami incisi da Vincenzo Feoli con le riproduzioni del museo Pio Clementino e le riproduzioni degli affreschi della cappella Sistina, sia la realizzazione di nuove commissionate dalla calcografia.

Nel 1826 fu istituita una commissione artistica, costituita da artisti quali Tommaso Minardi, Vincenzo Camuccini, Alberto Thonvaldsen, che si doveva occupare della scelta dei disegni da fare incidere e doveva svolgere opera di collaborazione con la direzione nella supervisione tecnica. La calcografia stipulava nuovi contratti con gli incisori affinché venisse sempre rinnovata la riproduzione di affreschi e dipinti; la traduzione doveva essere fedele, e il pregio maggiore risiedeva nelle capacità tecniche dell'incisore, ma anche nella finitezza del disegno preparatorio per la lastra. Nel corso degli anni si è così costituito un fondo ricco di circa 1.420 disegni preparatori per le lastre, con fogli di Cades, Bianchi, Poletti, Valadier, Minardi, Pinelli e numerosi altri artisti, fondo di particolare interesse per studiare il processo di elaborazione della lastra e quindi della stampa.

Nei primi trent'anni dell'Ottocento venne dato un particolare impulso all'acquisizione di nuovi fondi tuttora conservati. Entrarono a far parte delle collezioni della Calcografia il gruppo di 78 rami tratti dall'opera di anatomia del chirurgo Giuseppe Del Medico e le lastre vendute nel 1826 dai figli dell'incisore Giovanni Volpato, unitamente alla sua collezione di stampe di Morghen, Bettelini, Cunego, Testa, Fontana, Morelli. Nel 1827 veniva concluso l'acquisto della collezione di rami di Antonio Canova, seguì la raccolta di rami di Vincenzo camuccini, e il fondo di 23 lastre di Guglielmo Federico Gmelin, incisore di vedute attivo a Roma tra la fine del settecento e i primi venti anni dell'Ottocento.

Nel 1838 veniva effettuato l'acquisto di uno dei fondi più prestigiosi: l'intera raccolta di lastre incise da Giovanni Battista Piranesi

Alle soglie del XX secolo la sempre maggiore immissione sul mercato della riproduzione fotografica non poté non creare una crisi profonda, dal momento che l'attività dell'istituto aveva basato la sua forza proprio su un aspetto specifico dell'arte dell'incisione: la stampa di traduzione. La nuova realtà venutasi a creare modificò lentamente il profilo dell'Istituto e alla fine del primo ventennio del Novecento si abbandonarono l'elaborazione di nuovi rami e le commissioni agli artisti.

Tra le opere entrate in Calcografia tra la seconda metà dell'ottocento e i primi an- ni del Novecento, sono da ricordare le oltre 700 lastre che costituiscono una parte rilevante del corpus grafico di Bartolomeo Pinelli, le 616 matrici e le 6.000 stam- pe di Luigi Rossini e il fondo dell'abate Angelo Uggeri, consistente in una raccolta composta da circa 952 lastre eseguite da Pinelli ed altri incisori per illustrare l'opera dell'Uggeri "Journées pittoresque des anciens edifices de Rome et des enuirons".

Verso la metà del Novecento è stato dato particolare impulso alla promozione dello studio e della pratica dell'incisione, continuando ad incrementare l'attività della scuola di sperimentazione in cui alcuni artisti tenevano corsi sulle tecniche dell'arte incisoria e sull'evoluzione del linguaggio del segno in ambito contemporaneo. Era inoltre consentito agli artisti di eseguire tirature dalle loro lastre nella stamperia dell'Istituto, lasciando un esemplare in dono, pratica che ha consentito di creare una piccola raccolta di circa 1.200 stampe. Di questo nucleo di opere fanno parte anche alcune donazioni di artisti contemporanei: Leinardi, Perilli, Vespignani, Turcato, Santomaso, Dorazio, Capogrossi.

Altre importanti acquisizioni sono la raccolta di lastre di Giorgio Morandi, recentemente ampliata da un ulteriore dono, fatto dalla so- rella, in occasione della mostra tenuta in Calcografia nel 1990, la raccolta di matrici di Carlo Carrà, un fondo di circa 170 lastre antiche della famiglia Barberini,

Alla fine degli anni Ottanta è stata conclusa la pratica della donazione di più di 700 matrici, prove di stampa, disegni preparatori, voluta da Renzo Romero e proveniente dalla sua stamperia-galleria che ha rappresentato a Roma negli anni 1960-86 un luogo di incontro e di sperimentazione per molti artisti, tra i quali ricordiamo: Capogrossi, Perilli, Novelli, Turcato, Mastroianni, Dorazio, Corpora, Consagra e Melotti.

La raccolta è stata integrata recentemente da un lascito di circa 30 lastre e stampe di Francesco Flores D'Arcais, direttore della rivista Civiltà delle macchine.

Tra le opere di artisti contemporanei entrate recentemente a far pane dell'Istituto Nazionale per la Grafica, sono da ricordare ancora il gruppo di 33 matrici di Franco Gentilini donato dopo il 1982, alcune stampe di Carlo Erba, e una serie di incisioni dello scultore Lorenzo Guerrini.


La collezione di Stampe e Disegni

La raccolta di stampe della Calcografia è distinta in due gruppi: le stampe tratte dalle matrici della Calcoteca, il maggior numero, e le stampe di altra provenienza. Le prime, quasi tutte realizzate nella stamperia dell'Istituto, sono, in parte, rilegate in quelli che un tempo erano i campionari per la vendita (stampe di campionario) e, in parte, conservate come fogli sciolti in scatole o cartelle (stampe di studio, dal nome del primo nucleo che ne venne inventariato). Tra queste ultime sono raccolti un nucleo di stampe del Louvre, frutto di uno scambio istituzionale all'inizio del '900, esemplari a stampa che testimoniano i passaggi di stato della matrice in fase di lavorazione (XIX sec.) e fasi di interventi di restauro operati sulle matrici dal secolo scorso in poi, anche condotti per conto di terzi.
Per le stampe di altra provenienza l'epoca di riferimento è soprattutto il XX secolo, da quando cioè la Calcografia, trasformandosi in museo, cominciò ad acquisire e quindi a conservare stampe non necessariamente prodotte dalla sua stamperia, opere in gran parte firmate. Tra queste, un cospicuo fondo di stampe della prima metà del '900, legato prevalentemente all'attività svolta da Carlo Alberto Petrucci - nel suo duplice ruolo di Fiduciario della Sezione Bianco e Nero del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti e quindi di Direttore della Calcografia - come diversi nuclei di stampe dei più importanti rappresentanti dell'astrattismo italiano - Dorazio, Turcato, Accardi, Afro, Novelli, Capogrossi - dell'arte concettuale - Fontana, Colla, Kounellis, Mattiacci - della Pop italiana - Schifano, Festa - della Transavanguardia - Chia, Paladino - e poi anche, di recente acquisizione, opere di Ortega, Lorenzetti, Calò, di Giulia Napoleone, di Tito Amodei e una ricca raccolta di incisioni di Guido Strazza, tutti acquisiti all'Istituto grazie a generosi donativi da parte degli artisti stessi o di loro eredi o di personaggi del mondo dell'arte e della cultura, come Renzo Romero, Gian Tomaso Liverani, Francesco Flores D'Arcais e Lorenzo Zichichi, Piero Santi Bartoli.
La raccolta dei disegni è di oltre 1600 esemplari, a partire da un importante nucleo di disegni preparatori all'incisione del XIX secolo.

La raccolta del Fondo Storico Fotografico

 

Con l'istituzione nel 1975 del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, la normativa di tutela e salvaguardia delle opere di grafica è stata estesa anche al patrimonio storico fotografico. Già nel corso dell'ottocento si è visto come l'avvento della tecnica fotografica abbia provocato una crisi profonda nell'istituto della Calcografia e al contempo introdotto nuove sperimentazioni tecniche come la fotoincisione. Nella seconda metà del secolo si comincia a richiedere, a incisori e disegnatori, l'uso di modelli fotografici in nome di una maggiore fedeltà rappresentativa. si viene così a costituire il primo nucleo di fotografie a cui nel corso del tempo si sono aggiunti nuovi nuclei omogenei di immagini, fino a formare un archivio fotografico di notevole rilevanza storico-artistica il patrimonio si compone di 8.370 negativi e 5.200 positivi. Tra le presenze più significative sono da segnalare:

l'ex archivio Vasari (5.024 lastre di vario formato acquisite nel 1982)

il fondo donato dal prof. Claudio Schiavoni, che testimonia attraverso l'opera del fotografo Filippo Rocci una particolare inclinazione della ricerca fotografica volta ad evidenziare gli aspetti pittorici dell'immagine.

Riguardo all'archivio dei positivi due donazioni, Coppola Fabrizi e Otello Rossi, documentano, attraverso il piccolo formato della "carte de visite" e della stereoscopia, l'evoluzione tecnica della fotografia per rispondere ad esigenze di più vasto consumo nel corso della seconda metà dell'ottocento.

Altri nuclei di rilievo sono formati, tra gli altri, dalle opere di Peliti, Bonaventura, Barret, Bernoud, Sommer, Naya, Alinari, Anderson, Braun e, tra i contemporanei, dalle opere di Berengo Gardin, Iodice, Di Sarro, Bossaglia, Basilico.

Uno degli ultimi acquisti, portato a termine nel 1993 e degno di nota, riguarda l'archivio di Duilio Cambellotti, costituito da immagini di vari autori attivi tra Ottocento e Novecento unite a numerose fotografie dell'artista stesso.

 

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