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Il ripristino
dell’inciso: |
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La
stampabilità dell'immagine veniva ripristinata sovrapponendo all'inciso
usurato nuove trame segniche, eseguite quasi sempre con il bulino,
qualunque fosse la loro tecnica originaria, in modo più o meno
disordinato, senza preoccuparsi di rispettare la geometria intrinseca
dell'elaborato grafico originale. Quando però l'incisione,
soprattutto quella di traduzione,
acquisisce una grammatica ed una sintassi propria, il recupero della
matrice tende non solo a ripristinare la stampabilità dell'immagine ma
anche a conservare inalterate le soluzioni grafiche originali: solo un
paziente e lungo lavoro di rientro negli incavi, segno per segno, per
ristabilirne la profondità iniziale, può dar luogo a questo tipo di restauro
funzionale. Le
matrici esposte evidenziano differenti livelli e tipologie di danni da
usura e di ripristino integrativo dell'incisione. Ai limiti di tali ambiti sono le
presenze, emblematiche ma non singolari, del Gioco
dell'oca, ormai ridotto a lacerto, e della serie della Antiquae…urbis Romae Sciographia, incisa ad acquaforte nel 1574 da
Étienne Du Pérac, ma ripristinata a bulino nella bottega di Francesco
Villamena, nei primi anni del Seicento, in maniera così radicale da farla
ritenere a lungo opera di questo incisore. La
testimonianza della conformità degli orientamenti della Calcografia
Romana a quelli delle stamperie private è affidata a due lastre di
Raffaele Morghen - Aurora dal
Reni e Giurisprudenza da Raffaello - che nell'ambito della loro complessa
vicenda conservativa annoverano i restauri eseguiti da Giovanni Buonafede
e da Giuseppe Marcucci: due incisori dunque, evidentemente cooptati con
intenti di ripristino e non certo di mera nettatura delle opere.
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