Le repliche galvaniche:

il calco in piombo

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

I principi elettrolitici che determinano la galvanoplastica (o elettroformatura) sono gli stessi già enunciati per la galvanostegia. L'unica differenza sostanziale si rileva nella maggiore quantità di metallo che si fa depositare sul catodo e nel fatto che quest'ultimo è, generalmente, un calco dell'oggetto originale da riprodurre. Dopo l'elettrodeposizione del metallo sul calco, raggiunto lo spessore desiderato, avviene la separazione tra l'impronta e la sua perfetta replica in controforma.

La possibilità di replicare una matrice originale con il sistema suscitò immediato interesse. L'acciaiatura delle matrici calcografiche infatti garantiva la protezione dell'inciso, ma non l'incolumità delle lastra di rame dai danni provocati dal torchio di stampa.

Le galvanoplastiche storiche, tuttora conservate nella Calcoteca dell'Istituto Nazionale per la Grafica, testimoniano però i problemi connessi ai procedimenti utilizzati: alla soddisfacente rispondenza dell'inciso tra matrice originale e replica galvanica si contrapponevano la estrema morbidezza del rame elettrolitico - che si imbarcava vistosamente e in breve tempo sotto i cilindri del torchio calcografico - e il sistema di calco (una lamina di piombo pressata fortemente sulla matrice originale per mezzo di un torchio piano) che poteva compromettere l'integrità dell'originale inciso.

 

Il ruolo della Calcografia

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

I primi segni di interesse della Calcografia Romana per la galvanoplastica risalgono alla metà dell'Ottocento.

Qualche specifica sollecitazione venne forse dal rapporto con l'incisore Luigi Calamatta, che durante gli anni di lavoro a Parigi s'era avvalso più volte di tale tecnologia. Non v'è però dubbio che l'interesse per le molteplici possibilità di applicazione della galvanoplastica serpeggiasse anche in Italia, nell'ambiente calcografico.

Non a caso nelle raccolte dell'Istituto si conserva un piccolo fondo di quattro controforme e ventotto repliche galvaniche, nel quale sono confluiti due nuclei che hanno storie diverse al di là della comune acquisizione ottocentesca da parte della Calcografia Romana.

Il primo nucleo è costituito da diciannove repliche galvaniche di una matrice incisa da Giuseppe Marcucci con il Ritratto di Pio IX, che già nel 1861 erano nel catalogo della Calcografia; il secondo, acquistato tra il 1887 e il 1888, da quattro controforme e otto repliche relative a quattro matrici originali del Calamatta, incise a Parigi in anni diversi (Francesca da Rimini, la Sorgente, la Gioconda, la Madonna della Seggiola).

È assai più di una probabilità che repliche e controforme non soltanto risalgano agli stessi anni delle matrici originali ma siano state suggerite da opportunità e necessità commerciali.

Calamatta infatti incideva e faceva stampare a Parigi, ma pubblicava a Londra e a Parigi: di qui l'urgenza di repliche da affidare ai vari editori, talune con iscrizioni nella lingua della nazione nella quale si prevedeva di vendere le stampe e altre senza alcuna iscrizione, da completare all'occorrenza. Mentre il Ritratto di Pio IX di Giuseppe Marcucci era destinato ad un "volumetto delle notizie solito a pubblicarsi ogni anno per cura del Ministero dell'Interno": una destinazione che, almeno a livello di previsioni, implicava la necessità di un quantitativo di stampe maggiore di quello che la "forza" di una sola matrice potesse garantire, oltre che l'opportunità di avvalersi contemporaneamente di molteplici stamperie.

Molti anni trascorreranno prima che il recupero critico delle valenze artistiche delle matrici e il progresso della tecnologia lascino intravedere il sistematico ricorso alle repliche galvaniche quale metodo per evitare l'usura delle matrici originali.

Un primo passo in questa direzione si farà tra il 1922 e il 1930.

Ma soltanto nel 1995 inizia quello che potrebbe costituire l'ultimo capitolo della vicenda.